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	<title>Centro Studi Sintesi</title>
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		<title>IL CONTRIBUTO DEL CENTRO STUDI SINTESI AL PIANO STRATEGICO DEL COMUNE DI CERVIA</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:42:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/europa2020.gif" alt="" width="90" height="74" />17/05/2012</strong> Il <strong>Comune di Cervia</strong> ha chiesto al <strong>Centro Studi Sintesi</strong> di portare la propria esperienza e il proprio contributo attivo alla realizzazione delle analisi preliminari alla realizzazione&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/europa2020.gif" alt="" width="90" height="74" />17/05/2012</strong> Il <strong>Comune di Cervia</strong> ha chiesto al <strong>Centro Studi Sintesi</strong> di portare la propria esperienza e il proprio contributo attivo alla realizzazione delle analisi preliminari alla realizzazione del <strong>Piano strategico comunale</strong>. Nell’anno del centenario della importantissima frazione di Milano Marittima, cittadini, forze politiche, sindacati e tutte le associazioni di categoria cervesi hanno mozzo i primi passi verso l’individuazione delle tematiche su cui intervenire e soprattutto quali progetti mettere in campo. Obiettivo dell’evento, di <strong>questo primo convegno</strong>, è stata la presentazione alla città delle <strong>analisi statistiche compiute</strong> e delle elaborazioni delle opinioni raccolte durante la prima fase del progetto di Piano Strategico denominata “Fase di ascolto e diagnosi del territorio”, tramite indagine campionaria telefonica e dei questionari restituiti dai vari interlocutori. Insieme all’indagine qualitativa è stata messa in campo anche una valutazione quantitativa, ossia un confronto tra quindici realtà territoriali molto simili tra loro e comunque strettamente legate al turismo balneare, valutate sulla base della qualità della vita e del benessere espresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Centro Studi Sintesi ha analizzato</strong> l’aspetto “benessere e turismo” tra le località dove il binomio è possibile. In particolare il confronto tra Cervia e le altre 14 città (Jesolo, Bellaria, Cesenatico, Cattolica, Riccione, Alassio, Comacchio, San Benedetto del Tronto, Follonica, Roseto degli Abruzzi, Rapallo, Viareggio, Vieste, Ischia), basato su 7 aree tematiche fondamentali attraverso cui valutare la qualità della vita (ambiente e territorio, benessere economico, partecipazione alla vita politica, famiglia e sicurezza, istruzione e cultura, salute, turismo) ha visto questa realtà prevalere quasi ovunque sulle altre. Cervia si è infatti collocata al 2° posto nella graduatoria generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Informazioni utili all’amministrazione per condurre un analisi della dotazione già presente sul territorio e capire allo stesso tempo dove poter intervenire. Una lettura a cui il <strong>Centro Studi Sintesi</strong> è giunto anche attraverso l’analisi delle azioni e proposte della collettività economica e sociale, raccolta tramite l’indagine di oltre 500 cittadini. Fra <strong>i punti di forza di Cervia</strong> sono stati rilevati: il territorio per la posizione geografica e il litorale, il turismo familiare, l’ospitalità della popolazione, le capacità imprenditoriali. I punti di debolezza: la stagionalità troppo compressa nei mesi estivi, l’offerta turistica troppo specifica, alcune strutture non valorizzate, la rete viaria e i parcheggi non adeguati, la presenza di esercizi abusivi e lavoro nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>valore aggiunto</strong> della ricerca è stata la capacità di saper <strong>coinvolgere popolazione e parti sociali</strong> cercando di mantenere un rapporto continuo e costante, individuando quali sono i bisogni e le esigenze. I primi passi per la realizzazione di un “Piano strategico” si fondano anche su questa capacità di mantenere il contatto col territorio, uno strumento necessario per lavorare insieme, favorire la cooperazione degli attori locali e individuare un percorso comune per la crescita e il futuro di un territorio. Occorre saper leggere il territorio, selezionare le priorità di intervento sostenibili e indirizzare verso la loro realizzazione le risorse pubbliche e private sempre più scarse. Il <strong>Centro Studi Sintesi</strong>, attraverso i propri modelli di analisi si pone come utile strumento, il più inclusivo possibile, per agevolare il percorso che porta alla realizzazione di un piano di intervento, ossia al pervenire delle azioni e delle decisioni da mettere in campo attraverso l’esercizio della democrazia partecipativa ovvero con la consultazione e l’approvazione della gran parte, se non di tutti i cittadini interessati.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;IMPEGNO A SALVARE LE IMPRESE</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 05:39:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Imprese-1.jpg" alt="" width="90" height="74" />14/05/2012</strong> La sostanza è presto detta: «Se lo Stato è in ritardo a pagare e il contribuente è in ritardo a sua volta, questi due ritardi si potranno&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Imprese-1.jpg" alt="" width="90" height="74" />14/05/2012</strong> La sostanza è presto detta: «Se lo Stato è in ritardo a pagare e il contribuente è in ritardo a sua volta, questi due ritardi si potranno compensare», annuncia il viceministro dell’Economia Grilli. Dunque <strong>il governo rompe gli indugi</strong> e prepara un decreto per la prossima settimana che rappresenta una <strong>prima boccata d’ossigeno per le imprese</strong>.</p>
<p>«A breve potrà partire il processo di certificazione di crediti al fine di una compensazione dei debiti iscritti a ruolo», dice Grilli da Trebaseleghe, dove si tiene un seminario della Fondazione Magna Carta Nord-Est. Spiegando che «sarà un meccanismo semplice basato su due moduli elettronici approntati dalla Consip, con una certificazione unica che permetterà sia lo sconto dei crediti verso le banche che la compensazione con i debiti iscritti a ruolo col fisco».</p>
<p>Insomma, «<strong>cose importanti, anche se non risolutive per la nostra economia</strong>». E subito dal Pdl corrono a mettere il cappello su una misura che ricalca nel titolo la proposta lanciata due settimane fa da Angelino Alfano: che aveva suscitato non pochi attriti col premier preoccupato dal rischio di aprire un buco di decine di miliardi nelle casse dello Stato. «Prendiamo atto che aveva torto il governo ed aveva ragione Alfano», tiene il punto Gasparri. «E’ un bene che l’esecutivo voglia fare qualcosa, merito dell’iniziativa del Pdl che in un primo momento era stata giudicata non praticabile».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/453928/">Vai alla fonte</a></p>
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		<title>SPENDING REVIEW: DIFFERENZE DI SPESA NELLE REGIONI</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:40:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/litaliaregionalizzata.gif" alt="" width="90" height="74" />07/05/2012 Nostra uscita su Il Sole 24Ore</strong> &#8211; Se ci si addentra nell’<strong>analisi della spesa</strong> dello Stato, anzi nella<strong> sua disaggregazione</strong>, per quanto possibile, a livello regionale ci si rende conto che nel nostro Paese non ci facciamo mancare nulla. Si scopre che per <strong>consumi intermedi</strong>, per le spese del personale, ma anche per il totale della spesa, <strong>le cifre che risultano da una lettura pro capite dei dati sono significativamente diverse tra regione e regione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia chiaro, a volte <strong>differenze di territorio, di distribuzione anagrafica, di clima</strong>, inevitabilmente rendono le regioni poco omogenee tra loro, tuttavia stupisce, ma a questo punto neanche tanto, vedere che il numero di <strong>dipendenti pubblici</strong> in Valle d’Aosta è il 69,3% superiore alla media nazionale, in Trentino Alto Adige il 32%, nel Lazio il 27%, in Friuli Venezia Giulia il 25%, in Sardegna quasi il 17%, in Molise il 16%, in Liguria il 15%. Alcune sono regioni speciali d’accordo, ma per altre la forte presenza di <strong>dipendenti pubblici</strong> si giustifica un po’ meno, tanto che ai 68,5 dipendenti ogni 1.000 abitanti del Lazio, ai 62,3 del Molise, ai 61,8 della Liguria, si contrappongono i 41,3 della Lombardia e i 46,1 del Veneto, dove magari, ma questo non spetta a noi dirlo, le cose funzionano addirittura meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Presenza di <strong>personale pubblico</strong> che, lo confermano i numeri, si traduce in una maggiore spesa pro capite, sia in termini di semplici consumi intermedi, sia in termini complessivi. Per quanto riguarda i consumi intermedi, capeggia la graduatoria il Lazio con 345 euro pro capite seguito ad una certa distanza da Liguria e Calabria, ma poi troviamo Puglia, Abruzzo, Campania. La stessa spesa per il personale, come è ovvio che sia, risulta più elevata nelle regioni dove ci sono più dipendenti pubblici e questo a sua volta fa si che la spesa complessiva pubblica pro capite suddivisa per regione sia pù alta del dato medio nazionale in Molise, in Calabria, in Basilicata, in Campania e in Liguria, sempre se non si tiene conto delle regioni a statuto speciale, dove la spesa pubblica pro capite a volte raggiunge valori doppi rispetto a quelli della media delle<strong> regioni a statuto ordinario.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche osservando tra <strong>le funzioni di spesa</strong> si evidenziano delle sostanziali differenze tra regioni e regioni, ad esempio le spese per servizi generali raggiungono i 3.253 euro in Molise, contro i 1.566 del Veneto o i 1.772 dell’Emilia Romagna. Non va meglio nel Lazio 2.961, in Basilicata (2.651) e Calabria (2.295). Sempre su questa funzione di spesa è meglio non sottolineare troppo quanto spendono le regioni a statuto speciale, avranno pure un regime particolare, ma spendono per i servizi generali della P.A. molto di più della media rilevata tra le regioni a statuto ordinario (2.497 euro per abitante in Sicilia, 3.782 in Sardegna, 4.051 in Friuli Venezia Giulia, tra i 7 e gli 8 mila euro in Trentino Alto Adige e più di 10 mila in Valle d’Aosta). Stesse differenze, anche se più contenute nei numeri sono riscontrabili nel momento in cui si prendono in considerazione <strong>altre funzioni di spesa: spesa per la difesa e l’ordine pubblico e spesa per l’istruzione in primis</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Differenze che non mancano nemmeno<strong> nella sanità</strong>, che meriterebbe una trattazione a parte. Anche in questo caso, pur essendo la gestione demandata direttamente alle regioni, si notano grosse differenze. La spesa media pro capite in Italia è stata nel 2010 di 1.861 euro, quota nettamente superata da Liguria (2.070 euro), Friuli Venezia Giulia (2.005), le province di Trento (2.130) e di Bolzano (2.199), Lazio (1.984), Molise (1.960) solo per citare i primi. Al contrario sembra che nelle regioni della Sicilia (1.744), della Campania (1.786), della Lombardia (1.782) e del Veneto (1.819) chi amministra la salute pubblica abbia saputo contenere i costi entro limiti decisamente inferiori, pur non evitando talvolta di sforare nel disavanzo, questo anche grazie ad una spesa per il personale che nell’ambito sanitario appare sicuramente inferiore a quella delle regioni “più spendaccione”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/TABELLE-PER-SITO.pdf">Scarica tabelle</a></p>
<p style="text-align: justify;">Nostra uscita su Il Sole 24Ore &#8211; Lunedi 07 Maggio 2012</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>MADE IN ITALY: CIBO BATTE AUTO ALL&#8217;ESTERO NEL 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 07:38:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Imprese-2.jpg" alt="" width="90" height="74" />07/05/2012</strong> Nonostante la crisi <strong>aumentano del 7 per cento le esportazioni di prodotti</strong> agroalimentari <strong>Made in Italy</strong> nel primo bimestre 2012 dopo che lo scorso anno il valore&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Imprese-2.jpg" alt="" width="90" height="74" />07/05/2012</strong> Nonostante la crisi <strong>aumentano del 7 per cento le esportazioni di prodotti</strong> agroalimentari <strong>Made in Italy</strong> nel primo bimestre 2012 dopo che lo scorso anno il valore delle spedizioni all&#8217;estero ha oltrepassato per la prima volta i 30 miliardi, un importo <strong>superiore alla voce autovetture</strong>, rimorchi e semirimorchi ferma a 25 miliardi.</p>
<p><a href="http://www.viniesapori.net/articolo/made-in-italy-coldiretti-cibo-batte-auto-all-estero-7-nel-2012-0605.html">Vai alla fonte</a><strong><br />
</strong></p>
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		<title>TASSO DI DISOCCUPAZIONE AL 9,8%</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 18:59:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Lavoro-3-ok.jpg" alt="" width="90" height="74" />03/05/2012</strong> Nel marzo del 2012 il <strong>tasso di disoccupazione</strong> in Italia è salito al 9,8% (+0,2% rispetto a febbraio del 2012 e +1,7% su stesso mese dell’anno precedente).&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Lavoro-3-ok.jpg" alt="" width="90" height="74" />03/05/2012</strong> Nel marzo del 2012 il <strong>tasso di disoccupazione</strong> in Italia è salito al 9,8% (+0,2% rispetto a febbraio del 2012 e +1,7% su stesso mese dell’anno precedente). <strong>In netta ascesa</strong> il tasso di disoccupazione giovanile che schizza al 35,9%, quasi 7,7 punti percentuali in più rispetto a quanto registrato nello stesso mese dell’anno precedente. <strong>L’Istat segnala inoltre che l’occupazione è in calo</strong>: i dati provvisori di marzo indicano come gli occupati siano diminuiti dello 0,2% su base congiunturale (su febbraio 2012) e dello 0,4% su base tendenziale; il tasso di occupazione scende al 57,0%.</p>
<p><a href="http://www.istat.it/it/archivio/60390%20%20">Vai alla fonte</a></p>
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		<title>COMMERCIO: A FEBBRAIO 2012 VENDITE AL DETTAGLIO +0,6%</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 05:46:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Risorse-umane-31.jpg" alt="" width="90" height="74" />02/05/2012</strong> Nel mese di <strong>febbraio del 2012</strong> le <strong>vendite al dettaglio</strong> sono aumentate dello 0,6% (rispetto a gennaio 2012). Anche rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (febbraio 2011)&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Risorse-umane-31.jpg" alt="" width="90" height="74" />02/05/2012</strong> Nel mese di <strong>febbraio del 2012</strong> le <strong>vendite al dettaglio</strong> sono aumentate dello 0,6% (rispetto a gennaio 2012). Anche rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (febbraio 2011) si registra <strong>il segno più</strong> (+0,1%) ma confrontando i primi due mesi dell’anno (gen-feb 2012) con <strong>lo stesso periodo del 2011</strong> permane una tendenza negativa (-0,6%); nei primi due mesi dell’anno hanno continuato a soffrire le imprese operanti su piccole superfici (-1,4%) mentre per la grande distribuzione il risultato è positivo (+0,8%).</p>
<p><a href="http://www.istat.it/it/archivio/60120">Vai alla fonte</a></p>
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		<title>PMI, GIUDIZIO NEGATIVO SUI PROGETTI PRESENTATI</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 07:35:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Imprese-3.jpg" alt="" width="90" height="74" />24/04/2012</strong> Peggio di noi fanno solo Lituania, Slovenia e Slovacchia. Persino il Portogallo ci supera. Di un soffio, ma sta sopra di noi. È <strong>impietoso</strong> in questa classifica&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Imprese-3.jpg" alt="" width="90" height="74" />24/04/2012</strong> Peggio di noi fanno solo Lituania, Slovenia e Slovacchia. Persino il Portogallo ci supera. Di un soffio, ma sta sopra di noi. È <strong>impietoso</strong> in questa classifica <strong>il giudizio implicito sulla qualità dei progetti</strong> presentati dalle <strong>Pmi italiane alla Rea</strong> (Research executive agency), l&#8217;agenzia europea che gestisce per conto della Commissione i finanziamenti per la ricerca e l&#8217;innovazione. Si tratta di 1,4 miliardi di euro quest&#8217;anno che diventeranno 1,6 miliardi l&#8217;anno prossimo. In tutto 6,4 miliardi considerando l&#8217;intero periodo coperto dal settimo programma quadro. Un bel gruzzolo, destinato a progetti in tutti i settori produttivi, dall&#8217;aeronautica al tessile e ai trasporti.<br />
Nel quarto bando &#8220;<strong>Ricerca per le Pmi</strong>&#8221; (budget di 204 milioni), i<strong> progetti italiani</strong> presentati e presi in considerazione dall&#8217;agenzia sono stati 784. Solo Spagna (1.163), Germania (799) e Regno Unito (1.002) ne hanno presentati di più.<br />
<strong>La capacità di proporsi per chiedere finanziamenti dunque non manca</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-04-24/progetti-vanno-fondi-064459.shtml?uuid=AbornkSF">Vai alla fonte </a></p>
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		<title>IMU, IL &#8220;CROLLO&#8221; DELLE CASE</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 16:21:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Famiglia-e-Società-2.jpg" alt="" width="90" height="74" />23/04/2012</strong> Non solo la tassa sulla casa sarà una legnata economica, ma <strong>l’effetto Imu sui prezzi delle case</strong> potrebbe far registrare per fine anno un crollo del 20%&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Famiglia-e-Società-2.jpg" alt="" width="90" height="74" />23/04/2012</strong> Non solo la tassa sulla casa sarà una legnata economica, ma <strong>l’effetto Imu sui prezzi delle case</strong> potrebbe far registrare per fine anno un crollo del 20% del loro valore secondo il Censis, con punte superiori al 50%. “Per far fronte alla nuova tassazione, le famiglie prima di mettere mano ai risparmi, metteranno <strong>in vendita le seconde case</strong>», ha spiegato il direttore generale del Censis Giuseppe Roma. Tutto il<strong> settore edilizio</strong> è comunque pesantemente toccato dalla crisi: a febbraio l’Istat certifica un<strong> crollo delle costruzioni del 20,3% rispetto a un anno fa</strong>, mentre su gennaio il calo sfiora il 10%. Seppure in una congiuntura da tempo negativa, la produzione del settore ha mostrato a febbraio – segnala l’Istituto di statistica – un netto peggioramento rispetto ai mesi precedenti. Di fatto, il peggiore dal gennaio 2009, quando si registrò un tonfo del 23,3%”.</p>
<p><a href="http://www.lindipendenza.com/imu-prezzi-case/">Vai alla fonte </a></p>
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		<title>MANOVRE ED EQUITA&#8217; TERRITORIALE</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 08:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/litaliaregionalizzata.gif" alt="" width="90" height="74" />16/04/2012 &#8211; Nostra uscita su Il Sole 24Ore</strong> &#8211; Le <strong>manovre finanziarie</strong> varate tra l’estate 2010 e il dicembre 2011 hanno chiesto al comparto delle Autonomie locali un&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/litaliaregionalizzata.gif" alt="" width="90" height="74" />16/04/2012 &#8211; Nostra uscita su Il Sole 24Ore</strong> &#8211; Le <strong>manovre finanziarie</strong> varate tra l’estate 2010 e il dicembre 2011 hanno chiesto al comparto delle Autonomie locali un significativo contributo al risanamento dei conti pubblici. Tra <strong>tagli ai trasferimenti statali e inasprimenti al Patto di stabilità</strong> interno, sul comparto delle Autonomie locali grava una manovra di 15,3 miliardi nel 2012, conto che sale ulteriormente fino a 17,7 miliardi nel 2013. Con il frenetico susseguirsi di manovre finanziarie che ha caratterizzato gli ultimi due anni, spesso dettato da <strong>situazioni di emergenza</strong>, vi era il rischio che lo <strong>sforzo finanziario</strong> non si distribuisse in maniera equilibrata tra territori.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle nostre elaborazioni emerge che <strong>il concorso alle varie manovre</strong>, espresso in termini procapite, <strong>risulta essere più elevato nei territori amministrati dalle Regioni a statuto speciale</strong>: questo è dovuto essenzialmente al fatto che tali Regioni dispongono di maggiori competenze e, di conseguenza, si trovano a gestire volumi di spesa superiori. In effetti, se si valuta l’impatto delle manovre sulla spesa sottoposta ai vincoli del Patto di stabilità, non emergono significative differenze tra comparti e tra territori: questo conferma il fatto che la definizione dello sforzo finanziario richiesto alle Autonomie locali <strong>dipende dalle competenze gestite</strong> e, di conseguenza, <strong>dalla spesa erogata</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, all’interno di un quadro di sostanziale equità, <strong>vi sono comunque vincitori e perdenti</strong>. L’utilizzo di criteri nel riparto del concorso alle manovre come la spesa media registrata negli ultimi anni e la distribuzione territoriale dei trasferimenti statali tende a penalizzare regioni come Basilicata e Molise e a favorire invece Lombardia e Veneto. In altre parole, le Regioni che hanno beneficiato di maggiori trasferimenti si trovano ora a sostenere importi maggiori nel processo di risanamento dei conti pubblici nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>tempi di instabilità finanziaria</strong> si è preferito accentrare <strong>il controllo della finanza pubblica</strong>, mettendo oggettivamente in secondo piano le questioni dell’autonomia. Il fatto che da quest’anno Regioni ed enti locali avranno mani libere sul fronte dei tributi propri c’entra relativamente con l’autonomia, poiché <strong>le eventuali maggiori risorse</strong> saranno inevitabilmente destinate a coprire i tagli e a garantire il rispetto degli stringenti vincoli di bilancio imposti dal Patto di stabilità interno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Copia-di-Tabelle-per-sito.pdf">Scarica le tabelle</a></p>
<p style="text-align: justify;">Nostra Uscita su Il Sole 24Ore &#8211; pag. 3. Lunedi 16 Aprile 2012</p>
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		<title>INFLAZIONE ANCORA ELEVATA: +3,3% a marzo 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 05:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Economia-e-Mercato-1.jpg" alt="" width="90" height="74" />16/04/2012</strong> Nel mese di marzo, l’<strong>indice nazionale dei prezzi al consumo</strong> registra un +3,3% nei confronti di marzo 2011. Tuttavia secondo l’Istat, al netto dei soli beni energetici,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.centrostudisintesi.com/newsite/wp-content/uploads/Economia-e-Mercato-1.jpg" alt="" width="90" height="74" />16/04/2012</strong> Nel mese di marzo, l’<strong>indice nazionale dei prezzi al consumo</strong> registra un +3,3% nei confronti di marzo 2011. Tuttavia secondo l’Istat, al netto dei soli beni energetici, il <strong>tasso di crescita</strong> dell’indice dei prezzi al consumo scende al 2,2%. A livello regionale l’indice dei prezzi è aumentato di più in <strong>Basilicata</strong> (+5,3%) e <strong>Trentino Alto Adige</strong> (+3,7%). Più contenuta in Molise (+2,4%) e Lombardia (+3,0%).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.istat.it/it/archivio/59216%20">Vai alla fonte </a></p>
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