SOLE 24ORE del 10/01/2012 – I CONTI PER LE FAMIGLIE ITALIANE

10/01/2012 – Nostra uscita su Il sole 24Ore Con l’obiettivo di calcolare il numero di giorni di lavoro necessari a due famiglie italiane “tipo” per acquistare beni di consumo e servizi dopo aver pagato le imposte, viene qui evidenziato in che modo il nucleo utilizzi i frutti del proprio lavoro (il reddito lordo prodotto) destinandolo alla spesa per beni di consumo e servizi e al pagamento delle imposte. La parte residua che rimane rappresenta la parte di risorse non utilizzate e di conseguenza convenzionalmente si considera sia la quota che mensilmente o annualmente la famiglia riesce a risparmiare.

La prospettiva assunta è dunque quella della famiglia che “spende” il proprio reddito per pagare le imposte e tasse e per acquistare beni e servizi di consumo. Sono state considerate due tipologie “modali” di nuclei familiari che ben rappresentano il panorama complessivo del nostro Paese: la coppia con un figlio (16,8% delle famiglie italiane) e la coppia con due figli (16,2%). Il criterio alla base dell’elaborazione è stato quello di fare riferimento a valori medi al fine di rendere possibile l’identificazione nello studio da parte del maggior numero di soggetti.

Al fine di calcolare le imposte, si è ipotizzato che entrambi i coniugi lavorino come dipendenti percependo lo stesso ammontare di reddito. Le imposte considerate, sono i contributi previdenziali a carico del lavoratore, le principali imposte dirette (IRPEF e relative addizionali regionali e comunali) e la TIA/TARSU. Le altre imposte indirette sono già comprese nelle spese per i consumi e di conseguenza sono evidenziate solo come parte del totale dei consumi, in pratica si riesce ad evidenziare la quota di spesa che è stata sostenuta per pagare l’IVA e le accise sui carburanti.

Riguardo alle addizionali IRPEF, i calcoli sono stati fatti stimando le aliquote medie vigenti negli anni 2008-2011. In particolare, per l’addizionale regionale IRPEF, si è stimata l’aliquota del 1,18% per le prime tre annualità, mentre al 2011 si è tenuto conto dell’incremento deciso con la manovra di fine anno (manovra Monti). Per quanto riguarda l’addizionale comunale IRPEF, si è applicata l’aliquota media nazionale desunta dai dati delle dichiarazioni dei redditi (Ministero delle Finanze), in particolare il dato del 2008 è dello 0,422% mentre per gli anni a seguire l’aliquota considerata è stata dello 0,426% (non dimentichiamo che c’è stato il blocco delle aliquote). Riguardo al calcolo della “Tassa sui rifiuti” – TIA/TARSU, ipotizzando che le famiglie considerate risiedano in una abitazione di 80 metri quadrati, si è calcolata la media degli importi risultanti dall’applicazione del tributo in sette capoluoghi di regione rappresentativi (Ancona, Aosta, Bologna, Cagliari, Milano, Potenza e Venezia).

Alla base dell’analisi, vi sono due pubblicazioni dell’ISTAT: “Condizioni di vita e distribuzione del reddito e in Italia (2008-2009)” del 29 dicembre 2010 e “I Consumi delle famiglie (anno 2010)” del 5 luglio 2011. Sulla base della prima pubblicazione, è stato possibile calcolare il reddito dei due diversi nuclei familiari, mentre dalla seconda sono state tratte le informazioni relative ai comportamenti di spesa per consumi; a questo proposito, si sottolinea il fatto che l’analisi dell’ISTAT ha avuto oggetto la spesa mensile per consumi, pertanto non vengono considerate le spese per investimenti, quali l’acquisto di immobili. I valori considerati sono stati attualizzati di volta in volta all’anno di riferimento utilizzando per i redditi gli indici ISTAT di rivalutazione contrattuale e per i consumi gli indici NIC per categoria di prodotto.

SINTETICHE OSSERVAZIONI

Come si può vedere, osservando le tabelle, la prima informazione che emerge è che per entrambe le situazioni familiari sono lievemente ma costantemente aumentati i giorni lavorati per pagare le imposte. Se si tiene conto anche dell’IVA pagata negli acquisti e delle accise sul consumo di carburante ormai i giorni dedicati al pagamento di imposte e tasse ha raggiunto quasi i 133 giorni nel primo casa e i 132 nel secondo. Si può rilevare anche l’effetto crisi economica: nel 2009 e nel 2010 soprattutto, sono progressivamente diminuiti i giorni di lavoro per l’acquisto di generi di consumo, fenomeno che sembra essersi arrestato, almeno per queste due tipologie di famiglie, nel 2011. Importante osservare che nella fattispecie del 2011, l’aumento della spesa per consumi è andata a scapito del risparmio: la necessità di dover consumare di più, almeno in termini monetari (aumento dei prezzi), ha compresso le possibilità di risparmio, anche perché contemporaneamente si è allargato il peso delle imposte e delle tasse sul reddito.

In merito a questi risultati alcune sintetiche osservazioni:

1)     Gli esempi si riferiscono a famiglie in cui si è ipotizzato che entrambi i coniugi sono percettori di reddito e siano lavoratori dipendenti. Si tratta quindi di persone che non hanno perso il posto di lavoro e in tal senso non sono state toccate dalla crisi;

2)     La retribuzione dal 2010 al 2011 è cresciuta del 1,9%, variazione della media degli indici di rivalutazione contrattuale ISTAT nei primi otto mesi del 2011 rispetto alla media dello stesso periodo del 2010;

3)     L’inflazione è cresciuta complessivamente di più dell’incremento delle retribuzioni, la media della variazione dell’indice NIC nei primi 11 mesi del 2011 rispetto al corrispondente periodo del 2010 è stata pari al 2,6%;

4)     In entrambe le situazioni i giorni di lavoro destinati al risparmio sono diminuiti: di 4 giorni nel primo caso, di quasi sei nel secondo.

Scarica le tabelle

Nostra uscita su Il sole 24Ore, pagina 9 – Lunedi 9 gennaio 2012

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