SOLE 24ORE del 29/02/2012 – GENDER GAP – SOLO UNA DONNA SU TRE LAVORA

29/02/2012 Nostra uscita su Il Sole 24Ore – La scarsa presenza femminile nel mercato del lavoro continua a posizionare l’Italia agli ultimi posti nella graduatoria europea per tassi di occupazione femminile. Sebbene le linee guida europee della politica occupazionale (proposte prima dal vertice di Lisbona e poi nel documento Europa 2020) continuino a mettere la partecipazione femminile nel mercato del lavoro come uno degli obiettivi prioritari, i passi fatti dall’Italia sono stati, per il momento, insufficienti.

A denunciare questa situazione di anomalia è anche il World Economic Forum che ha posizionato l’Italia al 74° posto su 135 Paesi considerati per indice di differenziale di genere (Global Gender Gap Index). A pesare negativamente su questa classifica è la diseguaglianza di reddito tra uomini e donne (wage equality for similar work) nel quale l’Italia sprofonda addirittura al 125° posto!

La questione dei differenziali salariali necessita quindi di un approfondimento particolare, dal momento che dall’elaborazione dei dati Istat sulle retribuzioni nette dei dipendenti si evince come il differenziale salariale tra uomini e donne sia del 20%: si tratta del confronto tra lo stipendio medio mensile di una donna, che è di 1.104€ al mese, e quello medio degli uomini (1.379€). In termini temporali, dal confronto tra il 2009 e il 2011 emerge una minima variazione dei livelli retributivi sia per gli uomini che per le donne, ma il differenziale rimane sostanzialmente invariato.

L’analisi dei gap salariali non può prescindere dall’analisi della struttura del lavoro femminile: le donne dipendenti, benché mediamente più istruite degli uomini e più presenti nei livelli impiegatizi, non riescono a raggiungere le posizioni di potere, sono più precarie e lavorano più degli uomini a tempo parziale. L’effetto “schiacciamento” delle prospettive professionali delle donne e il loro impiego in settori che offrono un salario più basso, contribuisce ad appiattire le loro retribuzioni su livelli inferiori rispetto agli uomini.

Differenze si incontrano anche analizzando le macroaree: sebbene le donne del Settentrione abbiano un salario maggiore rispetto a quelle del Mezzogiorno, le differenze tra uomini e donne si fanno più evidenti al Nord rispetto al Sud.

Anche il diverso inquadramento contrattuale tra uomini e donne contribuisce al differenziale salariale di genere. Le donne sono più precarie (il 22,3% del totale delle occupate contro l’11,2% degli uomini) e lavorano di più con contratti di lavoro atipici (14,6% vs 10,3%).

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Nostra uscita – Il Sole 24Ore – Lunedi 27 febbraio 2012 pagina 23

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