21/05/2012 La recente relazione della Corte dei Conti sul costo del lavoro pubblico consente di smentire alcuni luoghi comuni e di confermare altri elementi già noti. Secondo i dati contenuti nel referto della Corte, nel 2011 si è registrata per la prima volta una sensibile diminuzione della spesa per redditi da lavoro dipendente. Il costo del personale pubblico nel 2011 è calato di 1,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il recente DEF 2012, inoltre, conferma anche per il triennio 2012-2014 la dinamica decrescente della spesa pubblica per i dipendenti della PA. Il calo della spesa per il personale della PA ha prodotto effetti anche nel divario tra le retribuzioni medie dei comparti pubblici e le buste paga del settore privato: nel 2005 la retribuzione media nel pubblico (24.363 euro) superava di 7,9 punti percentuali la busta paga media di un dipendente privato (22.574 euro); negli anni successivi, la forbice si è progressivamente ridotta fino a scendere al 2,6% (26.881 euro nel pubblico, 26.190 euro nel privato).
Tra le ragioni alla base di questa inversione di tendenza vi sono gli effetti delle politiche di turnover messe in campo negli ultimi anni. Questo elemento viene confermato anche dalla dinamica della numerosità dei dipendenti pubblici. Secondo il rapporto della Corte dei Conti, l’Italia è l’unico dei principali Paesi europei (insieme al Portogallo) ad aver ridotto il numero dei dipendenti pubblici negli ultimi dieci anni. L’Italia è passata da 3,673 milioni di dipendenti pubblici nel 2001 a 3,511 milioni nel 2010, con un decremento del 4,4%.
Il confronto con gli altri Paesi europei ci dice che la spesa dell’Italia per il personale pubblico è in linea con la media continentale (11,1% del Pil), con valori superiori alla Germania (7,9%) ma ampiamente inferiori a Spagna (11,9%) e Francia (13,4%).
In sintesi, l’Italia ha avviato un percorso di riduzione dei costi per la collettività del personale pubblico, liberando così delle risorse preziose che serviranno per raggiungere la stabilità dei conti pubblici nazionali. Eppure questo potrebbe non essere sufficiente: l’analisi della Corte dei Conti, infatti, ha messo in luce la diminuzione della produttività del settore pubblico. I magistrati contabili sostengono che “il vero gap dell’Italia non sia tanto da ricercare nell’eccessivo numero dei dipendenti pubblici o nell’andamento della spesa di personale (…) ma debba, piuttosto, essere indagato con altri strumenti, che rendano manifesta l’efficacia e l’efficienza, quanto più oggettivamente rilevabili, del settore pubblico e i riflessi che la produttività delle pubbliche amministrazioni apporta e, migliorando, potrebbe apportare al recupero di competitività complessiva del Paese”. È la conferma che tagliare non basta: occorre riformare l’assetto della PA in funzione di una maggiore efficienza e produttività.
Centro Studi Sintesi – 21 Maggio 2012













