TRA AIUTI E NUOVI SALVATAGGI: QUALI I RISULTATI?

12/06/2012 La crisi non sembra avere fine e dal lontano 2008 si registrano, in Europa, squilibri e performance negative nei parametri economici, finanziari e di finanza pubblica. Un susseguirsi di eventi che non lasciano spiragli per una ripresa “duratura” tant’è che, se è pur vero che dopo la profonda recessione del 2008-2009 ci sia stata una mini ripresa (2010-2011), questa non è stata accompagnata da segnali positivi sul fronte finanziario e della finanza pubblica. Già nel 2010, in un contesto generale di ripartenza dell’economia, sono venute a galla le prime gravi criticità con la Grecia che è stata la prima nazione ad essere salvata. Il deterioramento dei conti pubblici e le speculazioni finanziarie hanno reso necessari interventi massici, prima bilaterali e del Fondo Monetario Internazionale, poi “europei”. Infatti, dopo l’intervento in Grecia la Commissione europea ha messo a punto il Fondo Salva Stati (EFSF) che, insieme ad altri prestiti internazionali, ha finanziato nell’ordine l’Irlanda (novembre 2010), il Portogallo (maggio 2011), la Grecia (marzo 2012) e, da ultimo, offerto la possibilità di intervenire in Spagna per risolvere la crisi bancaria-finanziaria. In due anni si contano più di 500 miliardi di euro di aiuti in Europa verso i Paesi periferici (circa 240 mld per la Grecia, 85 mld per l’Irlanda, quasi 80 per il Portogallo più i 100 mld preventivati per la Spagna); una cifra di interventi consistente che non ha risolto, tuttavia, le criticità che attanagliano questi paesi. I principali parametri economici e di finanza pubblica dei paesi in questione sono in rosso e la recessione del 2012 sta peggiorando la situazione. Tra l’altro a seguito dell’annuncio del possibile sostegno alla Spagna e dei risultati poco incoraggianti per il Pil italiano (nel I trim 2012 -1,4% rispetto allo stesso periodo del 2011) la finanza e la speculazione stanno puntando nuovamente il dito sull’Italia con lo spread che ha raggiunto, in data 11 giugno, quota 473 punti base. La domanda che sorge è se questi interventi abbiano effettivamente un senso oppure rappresentino solo un modo per spostare l’attenzione da un paese all’altro alimentando la spirale speculativa.

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