SOLE 24ORE del 16/07/2012 – IL CARO-TASSE VALE DUE MESI DI SPESA

Studio del Centro Studi Sintesi e Federdistribuzione su Il Sole 24Ore – L’aumento della pressione tributaria non sta risparmiando nessun aspetto della vita quotidiana degli italiani. Principalmente è questo quanto emerge dallo studio che il Centro Studi Sintesi ha realizzato in collaborazione con Federdistribuzione.

Per poter determinare l’impatto che avrà sulle famiglie italiane un eventuale aumento dell’IVA, o meglio capire quali sono stati gli effetti già prodotti e che si produrranno sui bilanci delle famiglie delle manovre adottate in materia di imposta sul valore aggiunto è stato necessario capire come si distribuisce la spesa. La distribuzione della spesa di alcune tipologie familiari è stata stimata utilizzando l’indagine ISTAT su “I consumi delle famiglie”, in particolare nella loro ultima versione, quella del 2010 e le due precedenti. La struttura dello studio poggia in realtà sui comportamenti di consumo del 2010, che si ipotizza non vengano variati negli anni successivi, mentre il confronto con quanto avvenuto nel 2008 e 2009 serve per verificare la stabilità nel tempo dei consumi familiari stessi. Capire in che modo si ripartiscono le spese diventa fondamentale per poter attribuire alla giusta quota di spesa familiare l’aliquota IVA di riferimento e allo stesso tempo individuare in che modo un passaggio dall’aliquota del 20% a quella del 21% incide sulle “tasche” dei cittadini. Una famiglia formata dai due genitori e un figlio, ad esempio, spende mediamente, secondo l’ISTAT 2.300-2.400 euro al mese (affitto, o fitto figurativo escluso), e di questi circa il 23% servono per acquistare generi alimentari e bevande. La somma destinata ai trasporti, carburanti compresi, rappresenta il 19% mentre solo il 5,7% delle spese sono riservate al tempo libero.

Lo studio prevede la stabilità dei comportamenti di consumo, quando in realtà a fronte di un aumento dei prezzi o, come in questo caso, dell’IVA determinano normalmente una contrazione dei consumi stessi. Non potendo stimare l’importanza di questa contrazione, ma sapendo che effettivamente una, seppur modesta, contrazione c’è stata e ci sarà, va precisato che le nostre stime sono lievemente superiori agli effetti reali. In ogni caso, se da un lato le famiglie riducono i consumi in termini di quantità nel momento in cui il prezzo aumenta per effetto del “ritocco” dell’IVA, allo stesso tempo i consumi in termini monetari rimangono sostanzialmente gli stessi, se addirittura non aumentano, per effetto della crescita generalizzata del livello dei prezzi e quindi dell’inflazione.

Per articolare in maniera più esaustiva possibile l’analisi sono stati scelte ad oc alcune tipologie familiari che rappresentano la gran parte del tessuto demografico e sociale del nostro Paese. In particolare, le composizioni familiari che abbiamo scelto, anche perché fortemente rappresentate sono:

–          Coppia senza figli (20,2% delle famiglie italiane);

–          Coppia con un figlio (16,6%);

–          Coppia con due figli (15,3%).

Nel complesso quindi lo studio valuta gli effetti dell’aumento IVA, ma vedremo poi anche delle accise e dell’IMU, su di una platea piuttosto estesa della popolazione, si tratta infatti del 52,1% delle famiglie italiane e del 63% circa della popolazione.

Nostra uscita su Il Sole 24Ore – Lunedi 16 Luglio 2012

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