2012 – Le finanze regionali in tempo di crisi: analisi del bilancio di previsione 2012 della Regione Emilia Romagna

Studio commissionato da CNA Emilia Romagna

Giugno 2012 – Le Amministrazioni Regionali vivono ormai da alcuni anni una situazione di incertezza relativa alle risorse a loro disposizione. Se, da un lato, il federalismo fiscale è stato attuato sulla carta senza aver ancora manifestato pienamente i propri effetti e disposizioni, dall’altro, la difficile congiuntura economica ha reso necessari ulteriori provvedimenti di contenimento della spesa. Il rigore imposto dalle recenti riforme economiche e fiscali al fine di arginare il rischio debitorio italiano ed avviare il Paese verso un cammino di risanamento dei conti pubblici nazionali, ha profondamente inciso sulle disponibilità finanziarie delle Regioni. Sebbene il Patto di Stabilità interno avesse già in qualche modo orientato tali Enti ad un progressivo contenimento dei rispettivi bilanci, la rigidità dei provvedimenti degli ultimi due anni ha velocizzato il processo ed imposto ulteriori tagli alle capacità di spesa.

L’anno che le Amministrazioni Regionali si apprestano ad affrontare risulta complesso dal punto di vista delle risorse e degli impegni. Il perdurare della crisi economica anche per gli anni 2011 e 2012 ha ulteriormente influenzato i bilanci delle Regioni sia dal lato delle entrate (diminuzioni nel gettito) sia da quello delle uscite (interventi a sostegno di famiglie, giovani ed imprese). In un momento dove vi sarebbe la necessità di utilizzare l’intervento pubblico al fine di ammortizzare i severi effetti della crisi sul tessuto sociale e imprenditoriale, i suddetti vincoli imposti dal Patto di Stabilità interno e le manovre fiscali varate tra l’estate 2010 e dicembre 2011 limitano tale possibilità, confinando le strategie di intervento a pochi strumenti. Al contempo, in molte Regioni, si crea il paradosso legato alle risorse accantonate e non utilizzabili. L’impossibilità di tradurre in spesa una parte di risorse produce un accantonamento che le Amministrazioni regionali riportano all’esercizio successivo senza alcuna possibilità di impiego. Se, per un lato, risulta importante che le Regioni attuino una politica di contenimento della spesa e di spending review specialmente in un momento difficile e delicato come quello attuale, dall’altro si viene a creare un rilevante ammontare di residui passivi che non possono contribuire agli interventi dell’Ente.

Nel complesso, le manovre finanziarie del biennio 2010-2011 hanno chiesto al comparto delle Autonomie locali un significativo contributo al risanamento dei conti pubblici. Considerando i tagli ai trasferimenti statali e gli inasprimenti al Patto di stabilità interno, sul comparto delle Autonomie locali nel 2012 grava una manovra di 15,3 miliardi nel 2012, conto che nel 2013 sarà destinato a salire ulteriormente fino a 17,7 miliardi di euro.

Per quanto concerne le Regioni ordinarie, il 2012 si caratterizza per uno sforzo aggiuntivo di 1.245 milioni di euro rispetto ai tagli di 4.000 milioni già effettuati nel 2011: il conto complessivo per l’anno in corso è di 5.245 milioni di euro, importo che salirà anche nel 2013 fino a raggiungere 6.100 milioni di euro. Lo sforzo finanziario a carico delle Regioni ordinarie per il 2012 è composto da 4.500 milioni di euro a titolo di tagli ai trasferimenti erariali (ormai azzerati i fondi relativi alle leggi “Bassanini”) e di 745 milioni di euro di stretta ulteriore del Patto di stabilità interno.

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