02/08/2010 Essere regioni a statuto speciale non basta se manca un terreno fertile capace di far fruttare l’iniezione di risorse e di poteri che giungono dallo Stato centrale. Dal Pil pro capite al tasso di occupazione, dai consumi delle famiglie ai prestiti alle imprese: tutti gli indicatori economici riproducono tra le cinque regioni speciali l’eterna frattura tra Nord e Sud del paese. E così risulta evidente come l’abbondanza di fondi metta benzina nel motore di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, mentre Sicilia e Sardegna non riescono a superare le proprie debolezze storiche. La classifica regionale del Pil pro capite, infatti, incorona la Valle d’Aosta con 32.817 euro per abitante, terzo il Trentino Alto Adige e sesto il Friuli Venezia Giulia. La Sicilia, all’opposto, è quartultima e la Sardegna si posiziona poco più su. Le piccole regioni a statuto speciale del Settentrione tengono testa a colossi del calibro di Piemonte e Lombardia, oltre a superare ampiamente le performance medie nazionali, soprattutto per il Pil pro capite, il reddito disponibile, gli investimenti, l’export e la quota di famiglie povere. Al Sud, invece, il confronto tra regioni speciali e ordinarie si chiude in pareggio, evidenziando divari molto contenuti: tranne rare eccezioni, sono tutte abbondantemente al di sotto dello standard generale.
Nostra uscita su Il SOLE 24Ore – 02 Agosto 2010













