DALL’ESERCITO DEI LAVORATORI SCORAGGIATI UN TESORETTO PER LA RIPRESA – La Repubblica del 23/02/2014

La crisi economica sta producendo una serie di aggettivi per definire non solo gli occupati (a termine, a tempo indeterminato, atipici, somministrati…) ma anche i senza lavoro: inoccupati (coloro che non hanno mai avuto un lavoro), disoccupati (che lo hanno avuto ma lo hanno perso), inattivi (che non cercano lavoro). Quest’ultima categoria comprende persone che non cercano
attivamente un impiego, ma sarebbero disposte a lavorare e anche quelle che cercano lavoro ma non sono subito disponibili.
Insomma, un “tesoretto” di forza lavoro che, se debitamente motivata, potrebbe tornare a guardare con ottimismo e coraggio al futuro del nostro Paese, consentendo di ridisegnare le statistiche sull’occupazione.

  • Sono oltre 3 milioni i lavorati potenziali nei primi nove mesi del 2013; nel 61% di casi si tratta di donne, valore che equivale al 18% della forza lavoro femminile;
  • Il 54% delle forze lavoro potenziali femminili ha tra i 35 ed i 54 anni contro il 37% del genere maschile. L’incidenza sulle forze lavoro “reali” evidenzia come il fenomeno sia fortemente presente per le classi d’età più giovani indipendentemente dal genere (39,3% donne e 31,7% uomini);
  • Oltre il 60% delle forze lavoro potenziali risiede al Sud, in particolare nel mezzogiorno queste potenziali lavoratrici rappresentano il 43% della forza lavoro femminile;
  • Per oltre il 50% si tratta di lavoratori con basso titolo di studio; 51% lavoratrici potenziali donne e 56% lavoratori potenziali uomini. Le lavoratrici potenziali femminili con basso titolo di studio rappresentano il 33% della forza lavoro femminile a bassa istruzione, ma il fenomeno è presente anche nei titoli di studio medi (15%) e tra le laureate (7%);
  • Il 65% dei lavoratori potenziali di genere maschile si dichiara disoccupato alla ricerca di nuova occupazione ed il 20% è in cerca di prima occupazione. Tra le donne è considerevole la percentuale di “casalinghe” 39% e di disoccupati alla ricerca di nuova occupazione;
  • Il 28% dei lavoratori potenziali europei (UE 27) sono italiani; percentuale che cresce al 30% nel caso del genere femminile. Se i valori assoluti non permettono la piena confrontabilità tra paesi risentendo delle diverse dimensioni demografiche, il rapporto con la forza lavoro reale non migliora le cose, infatti l’Italia con il 18% per le femmine ed l’8% per i maschi riporta i risultati peggiori. Inoltre malgrado il divario tra genere sia presente in tutti i paesi europei, nel nostro paese è il più ampio.

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Uscita Red-Sintesi su Repubblica – 23/02/2014