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Nel panorama del mondo economico ha assunto sempre maggiore importanza il
legame esistente tra attività imprenditoriale e reperimento delle risorse finanziarie, nonché
tra soggetti privati e sistema del credito e del risparmio. Il Centro Studi Sintesi, con il
monitoraggio degli sviluppi del sistema creditizio, fornisce spunti per un dibattito sugli
effetti che le scelte di politica economica possono avere su risparmio, investimenti
e indebitamento di famiglie ed imprese. |
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Prima Pagina
LE GRANDI BANCHE NON AIUTANO I PIU' PICCOLIE’ risaputo che nei mesi peggiori della crisi le banche hanno stretto i cordoni del credito soprattutto sulla base delle notizie che arrivavano dal calcolo delle sofferenze. Ma chi ha trovato le porte sbarrate sono stati soprattutto i piccoli e giovani imprenditori considerati come soggetti a maggior rischio insolvenza rispetto alle grandi imprese. Ma l’assioma che individua la maggiore rischiosità tra le imprese piccole non regge alla luce dello studio elaborato sui dati della Banca d’Italia. Un dato su tutti, infatti, lo mette in discussione: il 50% delle sofferenze bancarie (i crediti incagliati) sono prodotte dall’1% dei maggiori affidati, le grandi imprese appunto, quelle cui le banche aprono facilmente le porte. Le stesse cui il denaro viene concesso a tassi più bassi. Questo 1% è stato individuato considerando i finanziamenti per cassa, pari o superiori a 25 milioni di euro. Cifre dunque che solo una grande impresa può permettersi di chiedere. E se si allarga il panorama le cose peggiorano: oltre il 70% delle sofferenze è prodotto dal 10% delle imprese (qui oltre alle grandi, fanno la comparsa anche alcune di medie dimensioni). Il risultato è un po’ sconcertante: le piccole e giovani imprese sono considerate pagatrici ad alto rischio di insolvenza, ma a leggere questi dati si evince l’esatto contrario.
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Nostra uscita su Repubblica - Affari & Finanza 31 maggio 2010
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