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IL SOLE 24ORE del 10/09/2012 – DAL FISCO AL PIL L’ITALIA SI ALLONTANA DALLA UE
Studio del Centro Studi Sintesi pubblicato da Il Sole 24Ore – Non sono molto confortanti gli ultimi dati disponibili degli indicatori economici congiunturali e strutturali per l’Italia e il relativo confronto con la media europea. Che si tratti di dati economici, commercio mondiale, conti pubblici, mercato del lavoro, energia o credito, l’immagine che emerge dalle elaborazioni è quella di un’Italia che si allontana dagli altri Paesi europei. Solo in quattro casi su 22 gli indicatori presi in esame vedono in vantaggio il nostro Paese mentre per 13 degli stessi il gap rispetto all’Eurozona è in peggioramento sia rispetto a fine 2010, sia nel confronto con l’inizio del 2011, prima dello scoppio dell’emergenza “spread”. I principali parametri che descrivono la nostra economia parlano da soli: uno di questi è sicuramente il tasso d’inflazione, indicato nella base dati Eurostat al 3,6% nel primo semestre 2012, contro il 2,6% dell’area euro. Anche in questo caso, l’Italia si trova dietro all’Eurozona e con un quadro deteriorato: a fine 2010 c’era perfetta parità, con un’inflazione per tutti all’1,6%. Ancora peggio è andata sul fronte dell’indicatore del clima economico, l’Esi. Qui l’Italia è scesa a 83,3, contro i 99,4 di fine 2010. Ma ciò che colpisce è il differenziale con la media dell’area euro, esploso da -1,1 a -9,3. Senza contare che la Germania appare lontana anni luce dall’alto del suo indicatore a quota 103,9. Le conseguenze più tangibili per l’Italia? Di certo la pressione fiscale che non solo è salita al 45% previsto per il 2012 dal 42,8% del Pil del 2010, ma che è anche aumentata più che nel resto d’Europa, visto che il differenziale fra il dato Italia e quello dell’Eurozona è cresciuto nello stesso periodo da 2,5 a 3,4 basic points.
IL SOLE 24ORE del 28/08/2012 – IL RISCHIO DI EVASIONE CRESCE AL NORD
Studio del Centro Studi Sintesi pubblicato da “Il Sole 24 Ore” - Il dossier mette in luce l’allarme per il “nero” che, secondo i dati pubblicati dal quotidiano economico, fa rotta soprattutto sulla Lombardia. La rielaborazione dei dati è stata effettuata dal Centro Studi Sintesi mettendo a confronto il reddito disponibile con il tenore di vita delle famiglie. Laddove le due variabili sono più lontane maggiore è il cosiddetto “rischio-evasione”, che non è una stima dell’evasione ma indica una discrepanza all’interno della quale l’evasione fiscale può essere un fattore determinante.
Nel costruire la discrepanza tra redditi e consumi – ad esempio – può essere determinante anche il ricorso ai risparmi, per mantenere costante il livello dei consumi a fronte di una diminuzione del reddito. E questo potrebbe spiegare il dato della Lombardia, peggiorato drasticamente rispetto al 2006, perdendo cinque posizioni in classifica e 13 punti, passando da 145 a 132.
Al vertice della classifica, quest’anno, c’è l’Emilia Romagna (147), nonostante i 3 punti persi rispetto al 2006. Seguono Friuli Venezia Giulia (140, più 23 punti) e Piemonte (132, più 3 punti). Per quanto riguarda le singole province, sul podio troviamo Trieste (154, più 16), Milano (153, meno 1) e Bologna (149, meno 1). Sorprendenti in maniera negativa i dati di alcune province lombarde, tra le quali Como (85esima posizione, 82, meno 49), Lecco (74esima posizione, 87, meno 52) Varese (64esima pozione, 90, meno 46) e Mantova (64esima posizione, 90, meno 56).
IL SOLE 24ORE del 30/07/2012 – MANOVRE ANTICRISI, LE AUTONOMIE PAGANO IL 5.16% DEI TAGLI
Studio del Centro Studi Sintesi su Il Sole 24Ore - La progressiva erosione dei conti pubblici italiani ha richiesto alcune manovre correttive di particolare rilevanza. Considerando le principali manovre di finanza pubblica approvate dall’inizio dell’attuale legislatura (dal 2008), è possibile notare come la correzione del deficit in questi anni abbia subito una dinamica esponenziale: sommando tutti i provvedimenti di finanza pubblica gli effetti netti sull’indebitamento netto sono pari a 17 miliardi nel 2010, 46 miliardi nel 2011, 106 miliardi nel 2012, 133 miliardi nel 2013, 139 miliardi nel 2014. Si nota, in particolare, il pesante inasprimento tra il 2011 e il 2012, risultato delle due manovre d’estate approvate dal Governo Berlusconi e del decreto “Salva Italia” varato dall’esecutivo Monti.






