Studio del Centro Studi Sintesi su Il Sole 24Ore - La progressiva erosione dei conti pubblici italiani ha richiesto alcune manovre correttive di particolare rilevanza. Considerando le principali manovre di finanza pubblica approvate dall’inizio dell’attuale legislatura (dal 2008), è possibile notare come la correzione del deficit in questi anni abbia subito una dinamica esponenziale: sommando tutti i provvedimenti di finanza pubblica gli effetti netti sull’indebitamento netto sono pari a 17 miliardi nel 2010, 46 miliardi nel 2011, 106 miliardi nel 2012, 133 miliardi nel 2013, 139 miliardi nel 2014. Si nota, in particolare, il pesante inasprimento tra il 2011 e il 2012, risultato delle due manovre d’estate approvate dal Governo Berlusconi e del decreto “Salva Italia” varato dall’esecutivo Monti.
Noi Sulla Stampa
IL SOLE 24ORE del 10/09/2012 – DAL FISCO AL PIL L’ITALIA SI ALLONTANA DALLA UE
Studio del Centro Studi Sintesi pubblicato da Il Sole 24Ore – Non sono molto confortanti gli ultimi dati disponibili degli indicatori economici congiunturali e strutturali per l’Italia e il relativo confronto con la media europea. Che si tratti di dati economici, commercio mondiale, conti pubblici, mercato del lavoro, energia o credito, l’immagine che emerge dalle elaborazioni è quella di un’Italia che si allontana dagli altri Paesi europei. Solo in quattro casi su 22 gli indicatori presi in esame vedono in vantaggio il nostro Paese mentre per 13 degli stessi il gap rispetto all’Eurozona è in peggioramento sia rispetto a fine 2010, sia nel confronto con l’inizio del 2011, prima dello scoppio dell’emergenza “spread”. I principali parametri che descrivono la nostra economia parlano da soli: uno di questi è sicuramente il tasso d’inflazione, indicato nella base dati Eurostat al 3,6% nel primo semestre 2012, contro il 2,6% dell’area euro. Anche in questo caso, l’Italia si trova dietro all’Eurozona e con un quadro deteriorato: a fine 2010 c’era perfetta parità, con un’inflazione per tutti all’1,6%. Ancora peggio è andata sul fronte dell’indicatore del clima economico, l’Esi. Qui l’Italia è scesa a 83,3, contro i 99,4 di fine 2010. Ma ciò che colpisce è il differenziale con la media dell’area euro, esploso da -1,1 a -9,3. Senza contare che la Germania appare lontana anni luce dall’alto del suo indicatore a quota 103,9. Le conseguenze più tangibili per l’Italia? Di certo la pressione fiscale che non solo è salita al 45% previsto per il 2012 dal 42,8% del Pil del 2010, ma che è anche aumentata più che nel resto d’Europa, visto che il differenziale fra il dato Italia e quello dell’Eurozona è cresciuto nello stesso periodo da 2,5 a 3,4 basic points.
IL SOLE 24ORE del 28/08/2012 – IL RISCHIO DI EVASIONE CRESCE AL NORD
Studio del Centro Studi Sintesi pubblicato da “Il Sole 24 Ore” - Il dossier mette in luce l’allarme per il “nero” che, secondo i dati pubblicati dal quotidiano economico, fa rotta soprattutto sulla Lombardia. La rielaborazione dei dati è stata effettuata dal Centro Studi Sintesi mettendo a confronto il reddito disponibile con il tenore di vita delle famiglie. Laddove le due variabili sono più lontane maggiore è il cosiddetto “rischio-evasione”, che non è una stima dell’evasione ma indica una discrepanza all’interno della quale l’evasione fiscale può essere un fattore determinante.
Nel costruire la discrepanza tra redditi e consumi – ad esempio – può essere determinante anche il ricorso ai risparmi, per mantenere costante il livello dei consumi a fronte di una diminuzione del reddito. E questo potrebbe spiegare il dato della Lombardia, peggiorato drasticamente rispetto al 2006, perdendo cinque posizioni in classifica e 13 punti, passando da 145 a 132.
Al vertice della classifica, quest’anno, c’è l’Emilia Romagna (147), nonostante i 3 punti persi rispetto al 2006. Seguono Friuli Venezia Giulia (140, più 23 punti) e Piemonte (132, più 3 punti). Per quanto riguarda le singole province, sul podio troviamo Trieste (154, più 16), Milano (153, meno 1) e Bologna (149, meno 1). Sorprendenti in maniera negativa i dati di alcune province lombarde, tra le quali Como (85esima posizione, 82, meno 49), Lecco (74esima posizione, 87, meno 52) Varese (64esima pozione, 90, meno 46) e Mantova (64esima posizione, 90, meno 56).
IL SOLE 24ORE del 30/07/2012 – MANOVRE ANTICRISI, LE AUTONOMIE PAGANO IL 5.16% DEI TAGLI
Studio del Centro Studi Sintesi su Il Sole 24Ore - La progressiva erosione dei conti pubblici italiani ha richiesto alcune manovre correttive di particolare rilevanza. Considerando le principali manovre di finanza pubblica approvate dall’inizio dell’attuale legislatura (dal 2008), è possibile notare come la correzione del deficit in questi anni abbia subito una dinamica esponenziale: sommando tutti i provvedimenti di finanza pubblica gli effetti netti sull’indebitamento netto sono pari a 17 miliardi nel 2010, 46 miliardi nel 2011, 106 miliardi nel 2012, 133 miliardi nel 2013, 139 miliardi nel 2014. Si nota, in particolare, il pesante inasprimento tra il 2011 e il 2012, risultato delle due manovre d’estate approvate dal Governo Berlusconi e del decreto “Salva Italia” varato dall’esecutivo Monti.
Pubblicazioni
Progetti Europei
L’ Italia regionalizzata
IL SOLE 24ORE del 30/07/2012 – MANOVRE ANTICRISI, LE AUTONOMIE PAGANO IL 5.16% DEI TAGLI
SOLE 24ORE del 07/05/2012 – Spending review: differenze di spesa nelle regioni
Intervento del Centro Studi Sintesi – Se ci si addentra nell’analisi della spesa dello Stato, anzi nella sua disaggregazione, per quanto possibile, a livello regionale ci si rende conto che nel nostro Paese non ci facciamo mancare nulla. Si scopre che per consumi intermedi, per le spese del personale, ma anche per il totale della spesa, le cifre che risultano da una lettura pro capite dei dati sono significativamente diverse tra regione e regione.
SOLE 24ORE del 16/04/2012 – Manovre ed equità territoriale
Intervento del Centro Studi Sintesi – Le manovre finanziarie varate tra l’estate 2010 e il dicembre 2011 hanno chiesto al comparto delle Autonomie locali un significativo contributo al risanamento dei conti pubblici. Tra tagli ai trasferimenti statali e inasprimenti al Patto di stabilità interno, sul comparto delle Autonomie locali grava una manovra di 15,3 miliardi nel 2012, conto che sale ulteriormente fino a 17,7 miliardi nel 2013. Con il frenetico susseguirsi di manovre finanziarie che ha caratterizzato gli ultimi due anni, spesso dettato da situazioni di emergenza, vi era il rischio che lo sforzo finanziario non si distribuisse in maniera equilibrata tra territori.
LA “STRETTA” DELLE BANCHE NELLE REGIONI E NELLE PROVINCE D’ITALIA
01/03/2012 Nostra uscita su Il Sole 24Ore – La stretta creditizia, cioè la sempre maggiore difficoltà delle banche a concedere credito alle imprese italiane, è distribuita in modo abbastanza omogeneo sul territorio nazionale. Le tre regioni dove il calo degli impieghi (per le imprese non finanziarie con più di 20 dipendenti) si è fatto sentire di più sono il Friuli Venezia Giulia (-4,2%), la Calabria (-3,7%) e l’Umbria (-2,9%). In crescita solo quattro regioni, anche queste distribuite tra Nord (Liguria e Valle d’Aosta), Centro (Abruzzo) e Sud (Puglia). Gli impieghi sono risultati in calo in tutte le regioni se si guarda alle imprese più piccole, quelle con meno di 20 dipendenti. Sarà interessante incrociare questi dati con quelli di adesione alla moratoria che saranno pubblicati nei prossimi mesi.
L’ECONOMIA IMPRENDITORIALE DURANTE LA CRISI
13/02/2012 Nostra uscita su Il Sole 24Ore – Capire come il sistema economico imprenditoriale si è mosso per arginare gli effetti della crisi significa prendere in esame non solo le performance delle singole imprese, ma una serie di elementi di contesto territoriale; reagire alle congiunture sfavorevoli, soprattutto se prolungate, è possibile solo se ci si trova ad operare in un ambiente dinamico, che valorizza nel suo insieme i risultati positivi di ciascuna impresa. Per questa ragione non devono sorprenderci i risultati di questa graduatoria.
L’analisi dei risultati parte inevitabilmente dalla fine. La regione che da un punto di vista della struttura economica e della forza imprenditoriale ha tenuto di più in tempo di crisi sembra essere, secondo la nostra elaborazione fatta su un pacchetto ristretto di variabili fondamentali, la Liguria. Lo si evince dall’indicatore sintetico che tiene conto sia di elementi di contesto che di rilievi dinamici, ossia delle performance espresse nell’arco temporale della crisi economica (2007-2011).
Per la Liguria il risultato è probabilmente frutto più del secondo elemento che del primo, tuttavia la forza iniziale, il cosiddetto punto di partenza era, ed è complessivamente buono. Ma cosa ha inciso di più su questo risultato finale? Guardando ai singoli indicatori, soprattutto in chiave dinamica si può osservare che il numero di brevetti per impresa, piuttosto che la produttività per addetto hanno avuto una crescita significativa nella regione, ma è nella propensione all’export e nel contenimento delle sofferenze bancarie che la Liguria si mette in evidenza “sorpassando” tutte le altre regioni. Nel “contesto” la Liguria si posiziona spesso a “metà classifica”, mentre nella dinamica dimostra di avere una marcia in più rispetto alle altre regioni, soprattutto quelle del nord, che hanno delle fondamenta forse anche migliori. Probabilmente questa regione è stata avvantaggiata dalla presenza di una crisi territoriale che era precedente a quella economica complessiva, crisi che ha visto questo territorio in difficoltà anche prima del 2008 e che ha reso necessario già da tempo un riposizionamento economico della regione, e quindi azioni ed interventi che si sono rivelate tempestive proprio per arginare la crisi. I tempi di reazione delle altre regioni ad economia “forte” sono stati inevitabilmente più lenti, contenendo le performance della dinamica imprenditoriale.
Dall’altro lato, sul fondo della graduatoria alcune regioni del sud, sulle quali pesa la situazione di contesto e l’inevitabile impossibilità di approfittare del rallentamento di altre parti del Paese per recuperare il gap esistente. La Basilicata, il Molise e la Calabria (che chiude la graduatoria) sono spesso agli ultimi posti sia delle graduatorie di contesto che di performance anche negli indicatori presi singolarmente. Emblematico il caso delle sofferenze su crediti: Calabria e Molise, già in situazione difficile hanno visto peggiorare ulteriormente la solvibilità delle imprese ed è progressivamente aumentata la quota di prestiti che non vengono onorati.
Alcuni sforzi sono stati fatti e si possono rilevare soprattutto sul grado di apertura commerciale: la stagnazione della domanda interna impone necessariamente sforzi di questa natura, e deve essere vista in termini positivi la dinamica che Calabria e Campania hanno saputo sviluppare, con netti miglioramenti anche nei margini di produttività complessiva, ma troppo bassa rimane la dinamica relativa all’imprenditorialità per garantire l’effervescenza necessaria a territori che devono non solo contenere la crisi ma trovare nuovi stimoli per la crescita.
L’analisi territoriale della reazione imprenditoriale alla crisi denota quindi che si reagisce meglio quando esistono tre fondamentali per lo sviluppo:
- la territorialità dei sistemi di piccola e media impresa
- i processi di innovazione aperta
- il capitale sociale, come fattore determinante per lo sviluppo dell’impresa
Le regioni ai vertici di questa classifica, in modo particolare la Liguria, ha puntato potenzialmente proprio su questi tre elementi.
LIBERTA’ ECONOMICA – ANALISI DELLE OPPORTUNITA’ PER PROVINCE E REGIONI D’ITALIA
02/01/2012 Nostra uscita stampa su IL SOLE 24Ore – Per analizzare le performance economiche di un territorio, sia esso uno Stato, una Regione o una Provincia, si fa spesso ricorso al Pil, ossia quel valore che sintetizza la ricchezza prodotta da una sistema economico in un dato periodo di tempo. Questo indice, perno dell’intera contabilità nazionale e principale criterio di prosperità delle nazioni, non rappresenta però una misura esaustiva dello sviluppo economico. Per meglio interpretare la realtà produttiva di un Paese è quindi necessario fare ricorso ad un complesso insieme di indicatori che comprendono, oltre alla misurazione del Pil, anche elementi di sviluppo culturale, sociale, strutturale, associati ad un miglioramento nella distribuzione della ricchezza, delle condizioni lavorative e assistenziali, ecc.
IL PRIVILEGIO DELLE BABY PENSIONI
24/10/2011 Uno dei più grandi paradossi del nostro Paese si annida nell’ambito delle pensioni: ci sono numerosi italiani che riescono a trascorrere trenta, quaranta, addirittura cinquant’anni di vita da pensionati avendone passati veramente pochi in qualità di lavoratori. E’ il caso dei famosi baby-pensionati cresciuti di numero con troppa facilità a partire dal 1973 (decreto 1092 varato dal governo Rumor). All’epoca, alle impiegate pubbliche con figli, bastavano appena 14 anni, sei mesi e un giorno per andare in pensione; e indifferentemente dal sesso tutti i dipendenti statali potevano ambire alla pensione dopo 19 anni, sei mesi e un giorno. Un po’ di più sacrificati i dipendenti degli enti locali che potevano con 25 anni di contributi. Se a questa sorta di regalo delle previdenza si somma anche l’allungamento dell’aspettativa di vita degli italiani, ne nasce un salasso che rischia di protrarsi per altri 20/30 anni. Nelle tabelle qui allegate si può comprendere la distribuzione dei baby pensionati nelle regioni d’Italia.
LA MAPPA DELL’INFEDELTA’ FISCALE IN ITALIA
17/10/2011 Nostra uscita su Il Sole 24Ore Dalla stima dell’infedeltà fiscale sul territorio italiano, intesa come differenza tra contribuenti Irpef potenziali e quelli effettivi, si arriva a calcolare una media del 20% di “evasori”, pari a 7,7 milioni di persone. Nelle pieghe del sommerso si celano molti soggetti che pur non presentando alcuna dichiarazione prestano attività retribuite in nero, spesso part-time, per questo il risultato complessivo è quasi il doppio rispetto ai lavoratori non regolari calcolati dall’Istat. Un bacino di invisibili che assume contorni diversi a seconda delle aree del Paese. Dal confronto provinciale escono vincitrici molte zone del Nord Italia con Trieste, Genova e La Spezia sul podio e un livello di infedeltà fiscale minima (dall’8% in giù). Sotto la soglia del 10% di contribuenti “in ombra” a Bolzano, Trento, Gorizia, Venezia e Aosta. Isole felici dove non esiste evasione fiscale? Non è proprio così: le percentuali si riferiscono a chi denuncia un reddito ai fini Irpef, ma sulla regolarità della dimensione del prelievo non ci sono certezze. Anche tra questi virtuosi in altre parole potrebbero celarsi quei furbetti che non dichiarano tutto quello che dovrebbero.






