Intervento del Centro Studi Sintesi – Il “Barometro del turismo“, realizzato dal Centro Studi Sintesi in collaborazione con l’Associazione Veneziana Albergatori, mostra che i turisti a Venezia sono aumentati ma con loro anche le spese di chi li accoglie nei propri alberghi. Esiste dunque il rischio di un effetto tasse: troppi balzelli di vario tipo pesano sulle imprese che diventano meno competitive. Sono stati studiati i primi tre mesi dell’anno messi a confronto con quello precedente e valutati in base alle categorie ricettive (3 stelle, 4-5 stelle). I risultati sono una conferma dello stato di crisi del settore turistico ricettivo poichè la recessione sembra aver tagliato i consumi turistici in modo trasversale. Se la percentuale di presenze tiene, c’è da sottolineare il calo del fatturato e ciò può testimoniare che, a fronte di un periodo di recessione, gli albergatori stanno facendo un grande sforzo diminuendo i prezzi e le tariffe. Un fenomeno, questo, che si è verificato soprattutto a gennaio, quando si è registrato un aumento dell’occupazione: 48% delle stanze occupate, mentre nel gennaio dell’anno precedente erano state solo il 41%; ma una diminuzione dei ricavi, passati da 114,20 euro a 110,53 euro (-3,2%). Un calo che è pesato meno sulle strutture più economiche (-1,1%), di più in quelle “lussuose” (-7%). In febbraio, però, mese del Carnevale, l’andamento tra occupazione e ricavi si è invertito. L’occupazione è scesa ma i ricavi sono aumentati e di molto: il prezzo medio di una camera è passato dai 115 euro di febbraio 2011 ai 140,60 euro di febbraio 2012, con una variazione tendenziale pari al 22,2%. Infine marzo, con un’occupazione ancora in calo: 72,6% contro il 77,6% dell’anno precedente. Stazionario il ricavo medio, soprattutto nei 4-5 stelle, leggermente in calo nei 3 stelle.
Noi Sulla Stampa
IL SOLE 24ORE del 10/09/2012 – DAL FISCO AL PIL L’ITALIA SI ALLONTANA DALLA UE
Studio del Centro Studi Sintesi pubblicato da Il Sole 24Ore – Non sono molto confortanti gli ultimi dati disponibili degli indicatori economici congiunturali e strutturali per l’Italia e il relativo confronto con la media europea. Che si tratti di dati economici, commercio mondiale, conti pubblici, mercato del lavoro, energia o credito, l’immagine che emerge dalle elaborazioni è quella di un’Italia che si allontana dagli altri Paesi europei. Solo in quattro casi su 22 gli indicatori presi in esame vedono in vantaggio il nostro Paese mentre per 13 degli stessi il gap rispetto all’Eurozona è in peggioramento sia rispetto a fine 2010, sia nel confronto con l’inizio del 2011, prima dello scoppio dell’emergenza “spread”. I principali parametri che descrivono la nostra economia parlano da soli: uno di questi è sicuramente il tasso d’inflazione, indicato nella base dati Eurostat al 3,6% nel primo semestre 2012, contro il 2,6% dell’area euro. Anche in questo caso, l’Italia si trova dietro all’Eurozona e con un quadro deteriorato: a fine 2010 c’era perfetta parità, con un’inflazione per tutti all’1,6%. Ancora peggio è andata sul fronte dell’indicatore del clima economico, l’Esi. Qui l’Italia è scesa a 83,3, contro i 99,4 di fine 2010. Ma ciò che colpisce è il differenziale con la media dell’area euro, esploso da -1,1 a -9,3. Senza contare che la Germania appare lontana anni luce dall’alto del suo indicatore a quota 103,9. Le conseguenze più tangibili per l’Italia? Di certo la pressione fiscale che non solo è salita al 45% previsto per il 2012 dal 42,8% del Pil del 2010, ma che è anche aumentata più che nel resto d’Europa, visto che il differenziale fra il dato Italia e quello dell’Eurozona è cresciuto nello stesso periodo da 2,5 a 3,4 basic points.
IL SOLE 24ORE del 28/08/2012 – IL RISCHIO DI EVASIONE CRESCE AL NORD
Studio del Centro Studi Sintesi pubblicato da “Il Sole 24 Ore” - Il dossier mette in luce l’allarme per il “nero” che, secondo i dati pubblicati dal quotidiano economico, fa rotta soprattutto sulla Lombardia. La rielaborazione dei dati è stata effettuata dal Centro Studi Sintesi mettendo a confronto il reddito disponibile con il tenore di vita delle famiglie. Laddove le due variabili sono più lontane maggiore è il cosiddetto “rischio-evasione”, che non è una stima dell’evasione ma indica una discrepanza all’interno della quale l’evasione fiscale può essere un fattore determinante.
Nel costruire la discrepanza tra redditi e consumi – ad esempio – può essere determinante anche il ricorso ai risparmi, per mantenere costante il livello dei consumi a fronte di una diminuzione del reddito. E questo potrebbe spiegare il dato della Lombardia, peggiorato drasticamente rispetto al 2006, perdendo cinque posizioni in classifica e 13 punti, passando da 145 a 132.
Al vertice della classifica, quest’anno, c’è l’Emilia Romagna (147), nonostante i 3 punti persi rispetto al 2006. Seguono Friuli Venezia Giulia (140, più 23 punti) e Piemonte (132, più 3 punti). Per quanto riguarda le singole province, sul podio troviamo Trieste (154, più 16), Milano (153, meno 1) e Bologna (149, meno 1). Sorprendenti in maniera negativa i dati di alcune province lombarde, tra le quali Como (85esima posizione, 82, meno 49), Lecco (74esima posizione, 87, meno 52) Varese (64esima pozione, 90, meno 46) e Mantova (64esima posizione, 90, meno 56).
IL SOLE 24ORE del 30/07/2012 – MANOVRE ANTICRISI, LE AUTONOMIE PAGANO IL 5.16% DEI TAGLI
Studio del Centro Studi Sintesi su Il Sole 24Ore - La progressiva erosione dei conti pubblici italiani ha richiesto alcune manovre correttive di particolare rilevanza. Considerando le principali manovre di finanza pubblica approvate dall’inizio dell’attuale legislatura (dal 2008), è possibile notare come la correzione del deficit in questi anni abbia subito una dinamica esponenziale: sommando tutti i provvedimenti di finanza pubblica gli effetti netti sull’indebitamento netto sono pari a 17 miliardi nel 2010, 46 miliardi nel 2011, 106 miliardi nel 2012, 133 miliardi nel 2013, 139 miliardi nel 2014. Si nota, in particolare, il pesante inasprimento tra il 2011 e il 2012, risultato delle due manovre d’estate approvate dal Governo Berlusconi e del decreto “Salva Italia” varato dall’esecutivo Monti.
Pubblicazioni
Progetti Europei
Veneto e dintorni
IL GAZZETTINO del 27/06/2012 – Venezia, la crisi e il turismo
“SUPERARE” IL PIL IN VENETO…
12/10/2011 Nostra uscita su Il Sole 24Ore NordEst Ancora una volta il solo dato del PIL non dice tutta la verità sul Veneto: del resto, i reali livelli di benessere di un territorio devono ormai essere studiati prescindendo dal più noto degli indicatori economici e affidandosi invece ad altri criteri meno legati alle sole prestazioni economiche. Secondo una valutazione basata su 8 macroindicatori (benessere materiale, salute, istruzione, lavoro e tempo libero, pubblica amministrazione, relazioni personali e sociali, ambiente, insicurezza fisica ed economica), infatti, emerge la fotografia di un Veneto che è nel gruppo di testa delle regioni italiane, quarto complessivamente dopo Trentino, Lombardia ed Emilia Romagna; si possono così valutare elementi di vantaggio o svantaggio che la pubblica amministrazione offre al sistema. I dati riferiti al 2009 mettono in evidenza alcuni punti di forza regionali: salute, sicurezza fisica ed economica, pubblica amministrazione. Per benessere materiale il Veneto è terzo con un indice (da 0 a 1) di 0,710 dietro a Emilia Romagna (0,745) e Lombardia (0,822). E’ indietro, invece, in ambiente (decimo) e istruzione (14esimo). Colpisce anche, nelle relazioni personali e sociali, la fine di un pregiudizio positivo: per presenza di organizzazioni di volontariato e cooperative sociali il Veneto è solo settimo.
L’ALLUVIONE E LE ASPETTATIVE DEI VENETI
08/11/2010 La recente e catastrofica alluvione che ha flagellato buona parte del Veneto, in particolare tutte le zone attraversate da fiumi più o meno importanti, induce a riflettere ancora una volta sul contributo economico che questa regione fornisce all’intera collettività nazionale sotto forma di tasse pagate allo stato centrale.In questi giorni sono divampate le polemiche poiché i cittadini di questo stesso territorio non sono per nulla sicuri di ricevere le giuste attenzioni per quanto successo e, di conseguenza, di ottenere quanto spetterebbe loro in termini di aiuti e finanziamenti. L’ammontare complessivo di IRPEF pagata dal Veneto è di 13.772.000 euro, l’IVA arriva a 5.896.800 euro ma queste cifre assumono un valore più chiaro se si ragiona in termini di percentuale relativa: l’incidenza di tutte le tasse pagate dal Veneto sul totale delle altre regioni è pari all’8,7%. In realtà, essendo 20 le regioni, questo indice dovrebbe fermarsi al 5% per poter parlare di distribuzione equa dei sacrifici contributivi. Questo ancora non succede e si spiega così la ferma richiesta dei veneti di essere aiutati almeno in questo momento di forte difficoltà.
IPOTESI DI FEDERALISMO NEL NORD-EST
16/05/2008 La proposta di legge “Nuove norme per l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”, approvata dal Consiglio regionale della Lombardia il 19 giugno 2007, è stata indicata da alcuni esponenti dell’attuale maggioranza come una possibile base di partenza per la realizzazione del federalismo fiscale. amministrative e legislative). Il “modello lombardo” prevede l’attribuzione alle Regioni ordinarie di una quota di Iva pari all’80% del gettito riscosso sul territorio regionale, nonché la totale devoluzione di alcune imposte statali come quelle sui giochi, sui tabacchi e le accise. Inoltre, prevede l’istituzione di una sorta di Irpef “regionale” con una aliquota del 15%; contestualmente, le aliquote dell’Irpef “nazionale” verranno ridotte in misura tale da garantire l’invarianza dell’attuale livello di pressione fiscale. Inoltre, viene delineato un modello di perequazione nel quale le Regioni ordinarie “ricche” si impegnano a coprire solo il 50% di quanto separa le Regioni ordinarie “povere” dalla capacità fiscale media, a differenza dell’attuale sistema tendente ad una piena perequazione delle differenze regionali. Le nuove risorse attribuite alle Regioni ordinarie a coprire i fabbisogni relativi alle nuove competenze di spesa inerenti agli articoli 117 e 118 della Costituzione (funzioniLo studio presente individua quali potrebbero essere gli effetti per il Veneto se venisse applicato questo modello di federalismo e quale in particolare l’incremento delle risorse disponibili.
IL REDDITO DEI PADOVANI
Risiedono nella città del Santo e nei comuni dell’area metropolitana i contribuenti padovani più facoltosi, ovvero quelli che, nel 2008, hanno dichiarato oltre 70 mila euro. Mentre abitano quasi tutti nella Bassa Padovana quanti guadagnano in un anno fino a 10 mila euro.
IL REDDITO DEI TREVIGIANI
Un trevigiano su tre vive con mille euro netti al mese, una soglia rilevata nelle dichirazioni dei redditi relative al 2008, quando oltre il 30% dei 500.000 contribuenti della Marca ha certificato un reddito lordo sotto i 15.000 euro.
IL REDDITO DEI VICENTINI
In base a quanto dichiarato al Fisco, i vicentini sono sempre più poveri. Calano i redditi delle famiglie, cresce il numero di persone che vive con meno di 1.200 euro al mese: in provincia sono ben il 56%; in città esattamente un contribuente su due, che è la quota maggiore tra i sette capoluoghi di provincia del Veneto.






